L'idea che la cannabis distrugga o "bruci" i neuroni non nasce da un'osservazione casuale, ma da uno studio scientifico condotto nel 1974 dal Dott. Robert Heath presso la Tulane University School of Medicine, commissionato dal governo statunitense durante il picco della campagna "War on Drugs".
Per valutare gli effetti del fumo di cannabis sul cervello, lo studio utilizzò scimmie rhesus sottoposte a dosi massicce di fumo concentrato attraverso maschere facciali aderenti:
Ipossia (Carenza di ossigeno): Alle scimmie venivano somministrate quantità sproporzionate di fumo (l'equivalente di decine di spinelli al giorno) per diversi minuti consecutivi, senza un adeguato apporto di ossigeno respirabile.
I risultati distorti: Al termine dell'esperimento, l'analisi del tessuto cerebrale delle scimmie mostrò atrofia e morte cellulare nella regione dell'ippocampo.
Negli anni '80, studi di controllo condotti da istituti indipendenti (tra cui la National Academies of Sciences e l'Università della California) dimostrarono che la morte dei neuroni non era stata causata dai cannabinoidi, ma dall'asfissia e dalla grave mancanza di ossigeno causata dall'attrezzatura utilizzata nell'esperimento.
I progressi nella ricerca sul sistema endocannabinoide (SEC) hanno ribaltato la prospettiva degli anni '70, dimostrando che il fitocomplesso della canapa interagisce in modo complesso con i recettori cerebrali $CB_1$ e $CB_2$.
Contrariamente al mito della distruzione cellulare, studi pubblicati su riviste scientifiche come il Journal of Clinical Investigation hanno evidenziato che alcuni cannabinoidi possono stimolare la neurogenesi (la formazione di nuovi neuroni) nell'ippocampo, la regione del cervello deputata alla memoria e alla regolazione del dell'umore.
Il Cannabidiolo (CBD) è ampiamente studiato per il suo profilo di sicurezza e le sue proprietà biologiche:
Azione Antiossidante: Neutralizza i radicali liberi e riduce lo stress ossidativo nelle cellule nervose.
Riduzione del Glutammato: Aiuta a regolare l'eccitotossicità, un processo in cui l'eccesso di glutammato danneggia i neuroni.
Supporto nelle Patologie Neurodegenerative: Il potenziale neuroprotettivo del CBD è al centro di ricerche cliniche sull'Alzheimer, sul Parkinson e sulla sclerosi multipla.
Se da un lato la scienza ha smentito la morte neuronale causata dal CBD e dai cannabinoidi negli adulti, le neuroscienze mantengono un approccio di cautela riguardo all'uso di THC ad alto dosaggio in età adolescenziale. Durante lo sviluppo del cervello (fino ai 20-25 anni circa), la neuroplasticità è al suo apice: un uso prolungato e intensivo di THC in questa fase può alterare temporaneamente la potatura sinaptica e la memoria di lavoro, senza tuttavia "bruciare" o distruggere fisicamente la struttura dei neuroni.
La storia del mito dei "neuroni bruciati" dimostra quanto sia fondamentale distinguere tra propaganda, vecchi preconcetti e reale ricerca scientifica. La canapa e i suoi estratti non sono sostanze distruttive per il sistema nervoso, ma risorse botaniche complesse che, se utilizzate con consapevolezza e qualità certificata, offrono strumenti preziosi per il sostegno dell'equilibrio psicofisico.
Continua a seguire la sezione News di Hempsquare per approfondimenti scientifici, storia e novità dal mondo della canapa.