Se la storia della cannabis moderna avesse un trono, la White Widow ci siederebbe sopra di diritto. Nata negli anni '90 nei laboratori olandesi dalla visione del celebre breeder Shantibaba, questa varietà è un capolavoro di ingegneria genetica che unisce due mondi opposti: una rara Sativa pura del Brasile e una resistente Indica delle montagne del Sud dell'India.
La Vedova Bianca
Il suo nome non è un caso; deve la sua fama all'incredibile produzione di resina che, a maturazione, ricopre le cime con uno strato di cristalli bianchi così fitto da farle sembrare innevate.
Il debutto trionfale
Appena lanciata nel 1994, sbaragliò la concorrenza vincendo la High Times Cannabis Cup l'anno successivo, diventando istantaneamente il simbolo dei coffee shop di Amsterdam.
Un aroma inconfondibile
Non è solo potenza, ma anche carattere. Il suo profilo terpenico è una danza tra note pungenti di pino selvatico, sentori terrosi e un retrogusto leggermente speziato che persiste sul palato.
A differenza di molte varietà moderne che tendono a sapori "candy" o fruttati, la White Widow mantiene quel sapore "old school" che ha definito un'intera epoca della cultura cannabica. È la madre genetica di tantissimi altri strain famosi, confermandosi come una delle colonne portanti della genetica mondiale.
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