La canapa non è stata vietata per motivi di salute, ma perché faceva troppa paura ai giganti dell'industria. Scopri come Hearst e DuPont hanno orchestrato il più grande boicottaggio industriale del XX secolo.
All'inizio del '900 la canapa stava per diventare la regina dell'industria grazie a nuove macchine che ne facilitavano la lavorazione. Ma questo non piaceva a tutti. Se la canapa fosse diventata economica, interi imperi industriali sarebbero crollati.
Due nomi hanno cambiato il destino di questa pianta:
Il magnate dei giornali che possedeva foreste e cartiere. Vedeva nella canapa una minaccia per il suo business del legno. Cosa fece? Usò i suoi giornali per demonizzare la pianta, inventando storie spaventose e associandola alla criminalità.
Il colosso chimico che stava lanciando fibre sintetiche (come il nylon) e prodotti derivati dal petrolio. La canapa poteva sostituire quasi tutto ciò che vendevano: tessuti, vernici e persino carburanti.
Per convincere l'opinione pubblica, usarono il cinema. Nel 1936 uscì "Reefer Madness" (inizialmente intitolato "Tell Your Children"), un film di propaganda che dipingeva la canapa come una droga che portava alla pazzia immediata. Fu la mossa finale: nel 1937, con il Marijuana Tax Act, non vietarono la canapa direttamente, ma la soffocarono con tasse così alte da renderla impossibile da coltivare.
Non si trattava di proteggere le persone, ma di eliminare la concorrenza industriale. Hanno tolto al mondo una risorsa naturale incredibile per fare spazio al petrolio e alla plastica.
Noi di Hempsquare crediamo nella trasparenza. Conoscere questo "grande inganno" è fondamentale per capire perché oggi dobbiamo lottare per riportare la canapa al posto che le spetta: al centro di un'economia pulita, libera dai vecchi giochi di potere delle lobby.